Spettacoli

Tosca – Teatro alla Scala, Milano

La Tosca di Davide Livermore torna al Teatro alla Scala. 

La produzione colossal che il 7 dicembre 2019 inaugurò la stagione del Piermarini e stupì il pubblico, torna a qualche anno di distanza. Uno spettacolo pensato dal regista Davide Livermore con il suo consueto gruppo di lavoro ossia Giò Forma per le scene e D-Wok per i video. In questa ripresa, la regia viene curata da Alessandra Premoli che segue comunque, con cura e precisione, lo spettacolo originale. Un allestimento che potremmo definire muscolare e che fa letteralmente sfoggio delle notevoli capacità tecniche e tecnologiche della Scala. Un palco che ruota, si alza e si abbassa e muove agilmente grandi parti di scena, continua a lasciare stupiti, soprattutto se poi si somma ad un ricchissimo uso di comparse dai bellissimi costumi firmati dal sempre bravo Gianluca Falaschi. Una delle parti meglio riuscite resta, a nostro avviso, la grande scena del Te Deum dove una processione invade letteralmente il palco e si snoda attorno ad una complessa macchina d’altare barocca. Sempre evocative risultano le luci di Antonio Castro, perfettamente consonanti alle scene. Una produzione riuscita che, rivista, ha confermato le impressioni di qualche anno fa, uno spettacolo che fa perno su una certa grandiosità, quasi hollywoodiana per stupire e fare vivere una serata visivamente intensa. In fondo, come sosteneva il poeta romantico Alfred de Musset: “Non tutti gli uomini sono capaci di grandi cose, ma tutti sono sensibili alle grandi cose”. 

Di sicuro interesse il cast schierato in locandina.

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Elena Stikhina e Fabio Sartori

Nel ruolo della protagonista troviamo Elena Stikhina, che torna al Piermarini dopo aver preso parte, per due sole recite, alla produzione inaugurale de “La forza del destino”. Il soprano sfoggia una vocalità di buon volume, dai centri corposi e ben sfogata in acuto. Se nel primo atto si percepisce una certa cautela, soprattutto nel duetto con Cavaradossi, nel corso della serata si assiste ad una prova sempre più convincente, coronata da un terzo atto di pregevole esecuzione. Sotto l’aspetto interpretativo, poi, riconosciamo una buona dizione, unita ad una indiscussa musicalità nel fraseggio, mentre il personaggio stenta ad elevarsi al di sopra di una certa, pur corretta, genericità.

Al suo fianco Fabio Sartori è un Cavaradossi che si muove secondo tradizione. Vocalmente sigla una prova di tutto rispetto, grazie alla compattezza della linea e alla generosità di un registro acuto di buono squillo. La scrittura è affrontata con sicurezza, nell’alveo di una complessiva solidità. Il fraseggio, poi, viene scandito con sufficiente eloquenza e trovando la propria efficacia soprattutto nell’aspetto più esasperato e dolente del personaggio (vedasi la bella esecuzione di “E lucean le stelle”).   

Completa il terzetto dei protagonisti Amartuvshin Enkhbat che dona a Scarpia tutta la suggestione di una vocalità di straripante bellezza per densità e morbidezza. Con un canto sempre legato e condotto entro i binari di una raffinata compostezza, il baritono colpisce, anche in questa occasione, per la chiarezza e la pulizia dell’accento, articolato con efficaci chiaroscuri.

Tra le parti di fianco, come non lodare il Sagrestano di Marco Filippo Romano, musicalissimo nel canto e arguto nell’accento. Da sottolineare, inoltre, la pulizia della linea, grazie alla quale il baritono riesce ad evitare inutili artifizi caricaturali.

Di altissimo livello, poi, la prova di Carlo Bosi, uno straordinario equilibrio tra carisma scenico e vocale.

Di corretta professionalità l’Angelotti di Li Haunhong.

Completano il cast, con adeguata affidabilità, Costantino Finucci e Xhieldo Hyseni nei ruoli, rispettivamente, di Sciarrone e Un carceriere.

Bravissima, infine, Valentina Diaz, un pastorello dall’ottima intonazione.

Sul podio troviamo Michele Gamba, che ripropone la partitura, come già aveva fatto Riccardo Chailly nel 2019 al debutto di questa produzione, secondo la nuova edizione critica di Roger Parker, versione Roma 1900, edita da Casa Ricordi. Il giovane direttore milanese opta per una lettura che, prediligendo sonorità arroventate, come nel Te Deum e nel finale, e dinamiche incalzanti, non manca di assicurare l’effetto teatrale. La scelta dei tempi aiuta a sottolineare la costante tensione che serpeggia nel componimento. L’equilibrio sonoro tra le diverse sezioni orchestrali ben evidenzia i numerosi piani emotivi lungo i quali si sviluppa il tessuto musicale. Una prova davvero ben riuscita grazie al pregevole apporto dell’orchestra scaligera che, anche in questa occasione, si impone per brillantezza e precisione. 

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Elena Stikhina e Fabio Sartori

Di meravigliosa intensità, infine, la prova del Coro del Teatro alla Scala, guidato da Alberto Malazzi, cui si unisce il bravissimo Coro di Voci Bianche dell’Accademia Teatro alla Scala, ottimamente condotto da Bruno Casoni.

Successo incandescente al termine per i tre protagonisti.

TOSCA
Melodramma in tre atti
Libretto di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa
Musica di Giacomo Puccini

Floria Tosca Elena Stikhina
Mario Cavaradossi Fabio Sartori
Il barone Scarpia Amartuvshin Enkhbat
Il sagrestano Marco Filippo Romano
Cesare Angelotti Li Huanhong
Spoletta Carlo Bosi
Sciarrone Costantino Finucci
Un carceriere Xhieldo Hyseni
Un pastore Valentina Diaz

Orchestra e Coro del Teatro alla Scala
Coro di Voci Bianche dell’Accademia Teatro alla Scala
Direttore Michele Gamba
Maestro del coro Alberto Malazzi
Maestro del coro di voci bianche Bruno Casoni
Regia Davide Livermore ripresa da Alessandra Premoli
Scene Giò Forma
Costumi Gianluca Falaschi
Luci Antonio Castro
Video D-Wok

Foto: Brescia Amisano – Teatro alla Scala