Don Giovanni – Teatro Massimo Bellini, Catania
Secondo titolo della Stagione Opere e Balletti 2025, al Teatro Massimo Bellini di Catania va in scena Don Giovanni di Mozart, in un allestimento coprodotto dal Tbilisi Opera and Ballet State Theatre e dal Teatro de la Maestranza di Siviglia, con la regia di Davide Garattini Raimondi e la direzione di Beatrice Venezi, che torna sul podio dell’Ente lirico etneo dopo il successo della scorsa stagione con le Nozze di Figaro. Il dramma giocoso in due atti è il secondo capolavoro della celeberrima trilogia in stile italiano che il genio di Salisburgo firma insieme al librettista Lorenzo Da Ponte e che si chiude con Così fan tutte. Questa produzione si avvale di due prestigiose eccellenze italiane, lo scenografo Ezio Frigerio, scomparso nel 2022, e la costumista Franca Squarciapino, per mezzo secolo compagni nel lavoro artistico e nella vita. In occasione della prima del 7 marzo la celebre costumista ha ricevuto dal Sovrintendente Giovanni Cultrera di Montesano il Premio Teatro Massimo Bellini quale omaggio per i suoi straordinari meriti artistici che l’hanno portata anche a vincere un Oscar per i costumi del film Cyrano di Jean-Paul Rappeneau. Di prim’ordine anche la compagnia di canto che vede protagonista Markus Werba nel ruolo del titolo, Christian Senn in quello di Leporello e due primedonne siciliane, Desirée Rancatore (Donna Anna) e Josè Maria Lo Monaco (Donna Elvira). Maestro del Coro Luigi Petrozziello, maestro al cembalo Francesco Massimi, luci di Antonio Alario.

L’opera debuttò con esito assai fortunato al Teatro degli Stati di Praga il 29 ottobre 1787 e fu riproposta nel mese di maggio 1788 al Burgtheater di Vienna, dopo che l’autore aveva effettuato tagli e modifiche per venire incontro al carattere conservatore del pubblico viennese. Il taglio più significativo fu l’eliminazione della scena finale del secondo atto in cui tutti i personaggi si ritrovano a giudicare la fine di Don Giovanni esponendo nel concertato conclusivo la morale da consegnare a chi ascolta: “Questo è il fin di chi fa mal!/ E de’ perfidi la morte/ Alla vita è sempre ugual!”. L’inevitabile disputa nata negli anni seguenti tra i sostenitori della partitura praghese e quelli della versione viennese fu definitivamente risolta a favore della prima che contiene una scena finale d’assieme con la morale della storia, secondo i canoni della tragicommedia settecentesca.
Lo spettacolo al Bellini riprende l’allestimento immaginato nel 2008 dalla coppia Frigerio–Squarciapino, con la trasposizione della vicenda da parte del regista dal Settecento mozartiano al Novecento degli anni Venti. Con la suggestione visiva anche di film di culto come “A qualcuno piace caldo” di Billy Wilder, Davide Garattini Raimondi crea una connessione tra gli anni Venti del secolo breve e lo scenario della società settecentesca, individuando le analogie tra i due periodi in riferimento a temi come il conflitto fra i generi con la sopraffazione del maschile sul femminile, la dissolutezza dei costumi e la sulfurea licenziosità sfrontatamente esibita, la mancanza di etica nelle relazioni ed il giudizio morale. La liaison cronologica tra le due epoche si realizza sul palcoscenico con dinamici cambi scena (indiscutibilmente magnifiche le policrome scenografie di Frigerio), con i raffinati ed eleganti costumi di Squarciapino che recuperano l’ambientazione originale del libretto solo nella scena della festa in maschera (finale primo atto) grazie agli splendidi, fastosi costumi settecenteschi. Decisamente inedita e di indubbio effetto è la presenza in scena, ad apertura di sipario, di un’appariscente macchina d’epoca che fa da sfondo alla prima aria di Leporello e sarà poi il nascondiglio in cui servo e padrone riparano per celarsi all’arrivo di Donna Elvira. Nonostante altre scelte singolari come la sparizione della statua del Commendatore, sostituita da una foto sulla bara, e la fine di Don Giovanni ucciso da minacciosi sicari in doppiopetto, lo spettacolo è caratterizzato da una scrupolosa cura dei dettagli e da un evidente gusto del colore radioso e della ricercatezza che hanno incontrato il favore del pubblico in sala.

Sul podio Beatrice Venezi, al suo primo Don Giovanni, sceglie l’esecuzione della partitura nella versione di Praga con il sestetto moraleggiante in chiusura, aggiungendo anche la prima aria di Don Ottavio nel primo atto e quella di Donna Elvira nel secondo. L’esito è una lettura attenta all’equilibrio dei suoni, con tempi opportunamente dilatati, quasi a voler cesellare ogni nota per raggiungere una qualità armonica eccelsa, grazie alla quale tutta l’esecuzione risulta una compiuta espressione del genio assoluto di Mozart. Mozart è musica come massima libertà e destino, come racconto totale dei segreti del cuore umano, delle sue pulsioni e desideri. Positiva l’intesa con gli orchestrali del Teatro Massimo Bellini che si distinguono per precisione esecutiva e passione, con una nota di merito particolare per il contributo del maestro al cembalo Francesco Massimi.

Sul palco una compagnia di cantanti attori di collaudata esperienza ha dato prova di grande personalità e professionalità. Al suo debutto a Catania una star del panorama lirico internazionale, Markus Werba è un Don Giovanni che brilla per la traboccante e coinvolgente presenza scenica, per le agilità del corpo e della voce, apprezzabile per limpidezza e volume, flessibile nella modulazione e nella cura del dettaglio rispetto alle sfide poste dalla partitura. Il baritono austriaco sa disegnare la figura del pervicace seduttore con raffinata eleganza ed emissione chiara che conquista il pubblico in molte arie celebri; su tutte ci colpisce la delicata canzonetta “Deh vieni alla finestra” del secondo atto, sublime espressione della bellezza che dimora nelle note mozartiane e nella vivacità poetica dei versi di Da Ponte. Decisamente all’altezza del protagonista principale e persino suo complice, scaltro alter ego nelle conquiste amorose è il Leporello di Christian Senn, che sa ben commisurare la limpida, accurata vocalità baritonale e l’esuberante teatralità, sapientemente esibita nelle scene in cui assistiamo agli intriganti scambi di ruoli e costumi tra servo e padrone. Le scorribande machiste dei due uomini, espressione degli aspetti comici ed ironici dell’esistenza umana, nel capolavoro mozartiano coesistono in una singolare armonia con la dimensione più tragica e seria della rappresentazione, rendendo appropriata e calzante la denominazione di dramma giocoso dell’opera. Ciò che fa del Don Giovanni un gioiello del teatro musicale è il perfetto equilibrio tra recitativi, grandiosa musica e intreccio del canto, il tutto così ben fuso insieme da donare al pubblico un’esperienza di ascolto esaltante. Interessante anche la presenza di espliciti riferimenti alla licenziosità ed ambiguità delle relazioni umane, come appare evidente nelle numerose scene di schermaglie amorose e travestimenti finalizzati alla seduzione compulsivamente perseguita dal protagonista. Le conquiste amorose di Don Giovanni sono un fenomeno matematico (“Madamina, il catalogo è questo), fanno di lui un collezionista, un accumulatore seriale di corpi femminili desiderati per un narcisistico bisogno di autoaffermazione che lo porterà infine alla morte.

Di sicuro impatto emotivo e grande fascinazione per la sala è l’interpretazione di Desirée Rancatore, una Donna Anna appassionata e risoluta, con una vocalità matura e un ottimo controllo del registro acuto. Al suo fianco il Don Ottavio del tenore Valerio Borgioni sfodera uno strumento vocale florido, dal pregevole timbro e generoso negli armonici e negli acuti cristallini. La competenza tecnica ed un sicuro uso delle doti attoriali gli valgono numerosi applausi a scena aperta. Il mezzosoprano Josè Maria Lo Monaco è una Donna Elvira assai convincente per correttezza dell’esecuzione, per il colore ambrato della voce ed i vibranti acuti, oltre che per le evidenti doti interpretative che le fanno cogliere un considerevole consenso di pubblico. Buona la prova di Albane Carrère nei panni di Zerlina, giovane contadina prossima alle nozze che accarezza l’idea di accettare le profferte di Don Giovanni per migliorare la propria condizione sociale, salvo poi a placare le gelosie del suo promesso sposo Masetto, interpretato dal basso Alberto Petricca. Di rilievo è il Commendatore di Andrea Comelli, la cui voce di buon volume tuona dapprima in scena e in finale dal golfo mistico, per declamare la tragica fine del seduttore per antonomasia. Notevoli, come di consueto, gli interventi del Coro del Teatro Massimo Bellini con l’ottima direzione del maestro Luigi Petrozziello. Al termine della recita il pubblico saluta con calore tutti gli interpreti sul palcoscenico, il sipario cala, le luci si spengono, ma a noi sembra che l’indomita, ossessiva inquietudine di un mito senza tempo continui ad interrogare il nostro presente.

Foto di Giacomo Orlando